| Agriturismo Terra di Zosagna - pag.2 |
| Agriturismo - Agriturismo - Veneto |
| Scritto da Antonio Zangrando |
| Lunedì 24 Marzo 2008 22:22 |
|
Il termine “ Zosagna “ deriva probabilmente dal dialettale “ zoso”, che significa in giù, in basso, ed è stato ufficialmente utilizzato ai tempi del dominio della Serenissima Repubblica di Venezia per designare i quartieri sud orientali della Podesteria di Treviso, cui appunto apparteneva il paese di Breda. A noi è piaciuto evocarlo per un motivo di ordine storico ma anche perché crediamo rappresenti le peculiarità del nostro territorio, contraddistinto dagli scorci della florida pianura di risorgiva, in un’immagine linguistica originaria ed intimamente radicata nell’espressività della gente nativa.Del pari squisitamente tipica noi riteniamo la storia degli edifici sede dell’esercizio agrituristico, dei quali è traccia già nei Catasti napoleonici oltre che in documentazione anteriore. Una datazione non successiva agli inizi del diciottesimo secolo sembrerebbe poter essere suffragata dal riferimento di un estimo risalente al 1719, dalla cui descrizione traspare come l’allora mappale 205, già proprietà del nobile Aurelio Onigo, fosse costituito da “terra, con case da Coloni, e suo Cortivo et Orto…”.
Nel diciannovesimo secolo la proprietà risulta tra l’altro essere stata di Cavallari Giuseppe del fu Giacomo, come si evince dal Catasto napoleonico datato 1812, e successivamente di Giovanni Ninni del fu Conte Cristo che lo cedette nel 1891 poco dopo averlo ricevuto dal fratello Alessandro Pericle con ciò chiudendo la fase del dominio aristocratico. La morfologia, che è stata nostra cura mantenere il più fedele possibile all’impianto originario, testimonia, pur con le peculiarità di cui diremo, dei caratteri ricorrenti nell’edilizia rurale del periodo sette-ottocentesco. Tracce pregnanti del passato traspaiono anche dallo stemma affrescato di fattura sei-settecentesca rinvenuto nel corso dei lavori di restauro, e vi traspaiono anche ove si osservi l’odierna illeggibilità del nucleo centrale, probabilmente contenente l’emblema distintivo della famiglia committente, la cui scrupolosa abrasione forse rappresentò agli occhi dell’umile popolazione, stante in allora la rassegnata fissità delle condizioni di vita, uno dei segni più tangibili di un avvicendamento tra casati proprietari.
La curiosità dello storico potrebbe essere altresì attratta dalla la posizione del complesso rurale, collocato tra la vicinissima Villa Spineda - detta anche Dal Vesco - dalla quale, pur conservando sempre distinta titolarità , rimase separato addirittura di soli pochi metri fino alla parziale demolizione intervenuta negli anni settanta per consentire l’allargamento della sede stradale, ed il vicino palazzo Sugana-Olivi, odierna sede municipale. Per dare solo un’idea della valenza dei due manufatti vicinanti ricorderemo brevemente che Villa Spineda fu ristrutturata verso il 1790 per volontà del Conte Giacomo, esponente dell’illustre casato trevigiano degli Spineda de Cattaneis, sotto la direzione dell’architetto Giovanni Miazzi, allievo del Palladio, e decorata con pregevoli affreschi nell’anno 1792 da Bernardino Bison di Palmanova, mentre Villa Olivi, censita nel 1714 come dimora signorile del canonico Antonio Sugana e successivamente appartenuta al nobile casato da cui prende il nome, è costruzione di probabile impianto tardo cinquecentesco e comunque esistente dal 1711.
La dislocazione per così dire baricentrica rispetto alle prestigiose dimore gentilizie potrebbe denotare come l’originaria proprietà dovesse godere di un certo prestigio, ipotesi questa avvalorata, oltre che dall’intestazione risultante in atti, dalla presenza di particolari costruttivi (es. mensole in cotto, fori di finestra centinata, lacerti in marmorino ecc..) che, data anche l’esistenza del blasone dipinto, lascerebbero supporre una committenza più colta di quella normalmente dedita alle attività agricole o più estesamente rurali. Ma al di là delle congetture, in ogni caso la vicinanza con i prestigiosi monumenti, che connotano l’antico borgo detto “dell’Albera” - ricomprendente anche l’omonimo oratorio - tempietto votivo dedicato alla Madonna delle Grazie, fatto erigere da Antonio Olivi in ringraziamento per l’uscita indenne da un incidente -, colloca il caseggiato in un contesto del tutto particolare.
A noi piacerebbe vederlo coinvolto nel ridente scenario, incentrato nei due palazzi, che contornò la tenera ed infelice storia d’amore svoltasi oltre un secolo fa tra Alvise Dal Vesco, illustre figura di medico, combattente e benefattore, e Luigia Zangrando, figlia di Domenica Olivi, la sua amata “cara Gigetta” sottrattagli dalla malattia poco più che ventenne, il cui padre Dionisio, nostro antenato, del casale fu proprietario dall’anno 1891.Altro episodio che accomunò la storia degli edifici può esser fatto risalire al corso della secondo conflitto mondiale, allorquando, mentre oltre la strada Villa Spineda fu adibita a sede del comando dell’esercito germanico, al di qua il rustico venne utilizzato dalle stesse truppe occupanti quale alloggiamento per autoblindo ed altri macchinari. Detto del nome, della storia del caseggiato, della peculiarità del contesto, detto delle curiose vicinanze tra edifici – che non mancarono di ispirare impietosi proponimenti distruttivi - e dello stemma che a rigore tale non è più, veniamo all’agriturismo in sè. Come già anticipato, le strutture edilizie derivano dal fedele restauro di ambienti storici caratteristici della tradizione locale. Sono stati preservati elementi testimoniali quali – oltre al predetto stemma nobiliare - gli archi a tutto sesto, le cornici di gronda lavorate, i muri in pietrame e sasso del Piave, i tetti in legno e tavelle originali. L’ospitalità è offerta in alloggi autonomi e camere con bagno.
Tutte le unità sono dotate di ingresso indipendente, riscaldamento a funzionamento autonomo, impianto di condizionamento, impianto televisivo. Gli alloggi sono anche forniti di settore giorno, frigorifero e cucina elettrica. La struttura è contornata da ampio giardino inclusivo di parcheggi.La vicinanza con il centro urbano di Treviso, con il casello autostradale di Treviso nord, con strade quali le statali 53 (Callalta) e 13 rendono la posizione comodo punto di partenza per escursioni nelle città d’arte del Veneto e del Friuli occidentale oltre che per rapide visite presso attrazioni quali gli abitati storici di Asolo, Castelfranco, Conegliano, Oderzo, Motta, Portobuffolè o come gli scenari naturali delle golene del Piave, del Parco del Sile, del Montello, dei Colli asolani e coneglianesi. Possono essere agevolmente e rapidamente raggiunte anche le località balneari della riviera adriatica nord orientale. Utile a quest’ultimo scopo si presenta altresì la provinciale 62 (c.d. Treviso- Mare). Bookmark Hits: 175 Commenti (0)
![]() Scrivi commento
|